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Settembre, il mese dei saluti.

Torre del Parco

Il magone alla gola, un altro amico che se ne va al nord, tu che resti qui in una processione di saluti che ha un sapore amaro. Settembre in Puglia è anche questo.

Si parla sempre di chi parte, mai di chi resta. Di chi resta con il cuore triste, perchè sa che non avrà gli amici di sempre a scaldare l’inverno.

Ai miei turisti non racconto mai questo pezzo di cuore infranto. Mostro sempre la parte splendente della mia Puglia bella, il mare e la vita semplice, le orecchiette e il vino.

Ma la Puglia, quella dei giovani come me, è anche un contratto che non arriva mai, un altro che scade ogni pochi mesi e non sai se si rinnoverà, idee, progetti che di soldi ne portano pochi. Il sud è anche quel posto dove se hai un male molto probabilmente te ne devi andare per farti curare, perchè i centri migliori stanno tutti al nord o all’estero dicono. E la Puglia è anche quel posto dove si mangia pane e diossina, dove se resti ti adatti a quel poco che arriva, se non hai la “fortuna” di essere tra quelli che possono tutto.

E allora mi chiedo, cosa resta a noi? La disoccupazione? I magoni? I pacchi da mandare? Le videochiamate? Perchè oggi è ancora come in passato e questa storia non cambia mai? Quando avrà anche il Sud il diritto di essere terra in cui restare e non solo nascere?

A mia figlia oggi, quando mi chiederà perché anche F. è andata via, non ho voglia di rispondere con la solita solfa positiva, che è perché noi giovani “trentaepassaenni” siamo figli della generazione che viaggia, quella fortunata che ha il mondo ai suoi piedi. Risponderò che F., era stanca di non sapere che fare, che ha dovuto decidere in nome del lavoro. Le dirò la verità.

Che al sud il lavoro devi essere fortunato a trovarlo e che se no te lo devi inventare, così forse ci resti a casa tua.

Che devi viaggiare in ogni angolo di mondo se potrai, e se non trovi un posto più bello di casa tua devi tornare. E lottare.

Che devi avere idee chiare e palle quadrate per restare se lo vorrai. E la stessa cosa vale se deciderai di partire.

E le dirò che il lavoro sarà uno dei diritti fondamentali, che dovrà perseguire, da subito, perchè sarà la sua dignità di donna e cittadina.

Ma per oggi penso non le dirò niente. Lo farei con troppa rabbia.

Buon viaggio anche a te F.

 

 

 

 

 

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