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La cripta delle Mummie di Oria, dove l’uomo ha sfidato l’eternità.

La cripta delle mummie di Oria, è uno di quei luoghi di Puglia che riscontro essere ancora tra i poco conosciuti.

Eppure nel succorpo della Cattedrale di Oria, si conserva uno degli spettacoli più macabri e incredibili della storia pugliese: 22 nicchie che ospitano 11 confratelli dell’Arcidiocesi della Morte di Oria. Mummificati.

mummie

Lo spettacolo non è per visitatori sensibili, ma vi assicuro che merita di essere visto.

Un esempio simile di mummificazione si trova solo a Palermo, nella celebri Catacombe dei Convento dei Cappuccini, di ben altre dimensioni e con un gran numero di mummie, ma anche la cripta di Oria saprà lasciarvi a bocca aperta.

Il luogo risale al 1484 e nasce come sito di preghiera per coloro non erano riusciti a sopravvivere alla battaglia contro i turchi ad Otranto (1480-1481).

In seguito alla sconfitta dei turchi, rimasero sul territorio alcune bande sfuggite alla cacciata. Alfonso D’Aragona, incaricò quindi un certo Giulio Bonifaci di combattere queste orde turche. Fu così che nel 1484 nacque un gruppo di crociati:  i “Crociati Fede o Morte“. Nell’anno 1598, poi, Monsignor Del Tufo, li pose sotto la protezione di Maria SS. del Carmine e li intitolò “Confraternita della Morte“.

La cripta nasce quindi, per conservare all’interno delle proprie nicchie, i corpi di questi valorosi oritani, che su loro personale richiesta, dinanzi ad una commissione di almeno quaranta confratelli, richiedevano di essere mummificati per testimoniare in eterno il loro valore. Nonostante l’Editto di Saint Cloud di Napoleone (1804) che imponeva che le sepolture venissero poste al di fuori delle mura cittadine, ad Oria si continuò ad esercitare la pratica della mummificazione illegalmente. A testimoniarlo sono le date riferite ai confratelli esposti nella cripta.

Mummia

Ma quale era la procedura di mummificazione? La salma da imbalsamare veniva eviscerata e si proseguiva con l’aspirazione della materia celebrale dalle narici. Poi si  inseriva nel corpo una mistura di sali disidratanti e calce vergine polverosa. La mummia veniva quindi immersa in una piscina in cui vi erano le stesse sostanze messe all’interno del corpo e qui rimaneva per due anni, due anni e mezzo, in base alla costituzione fisica dell’uomo. A questo punto in presenza di almeno due familiari, la salma mummificata veniva estratta, lavata, trattata con degli appositi balsami, rivestita con la tonaca personale e collocata in una delle nicchie della cripta.

Una storia davvero incredibile e a tratti inquietante.

A parte il lato macabro, sono convinta che la Cripta delle Mummie di Oria meriti una sosta, per cui se passate da queste parti, non esitate a fermarvi. La visita non vi porterà via molto tempo, ma vi lascerà quella strana sensazione di aver visto degli uomini che hanno osato sfidare l’eternità…

 

 

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Settembre, il mese dei saluti.

Torre del Parco

Il magone alla gola, un altro amico che se ne va al nord, tu che resti qui in una processione di saluti che ha un sapore amaro. Settembre in Puglia è anche questo.

Si parla sempre di chi parte, mai di chi resta. Di chi resta con il cuore triste, perchè sa che non avrà gli amici di sempre a scaldare l’inverno.

Ai miei turisti non racconto mai questo pezzo di cuore infranto. Mostro sempre la parte splendente della mia Puglia bella, il mare e la vita semplice, le orecchiette e il vino.

Ma la Puglia, quella dei giovani come me, è anche un contratto che non arriva mai, un altro che scade ogni pochi mesi e non sai se si rinnoverà, idee, progetti che di soldi ne portano pochi. Il sud è anche quel posto dove se hai un male molto probabilmente te ne devi andare per farti curare, perchè i centri migliori stanno tutti al nord o all’estero dicono. E la Puglia è anche quel posto dove si mangia pane e diossina, dove se resti ti adatti a quel poco che arriva, se non hai la “fortuna” di essere tra quelli che possono tutto.

E allora mi chiedo, cosa resta a noi? La disoccupazione? I magoni? I pacchi da mandare? Le videochiamate? Perchè oggi è ancora come in passato e questa storia non cambia mai? Quando avrà anche il Sud il diritto di essere terra in cui restare e non solo nascere?

A mia figlia oggi, quando mi chiederà perché anche F. è andata via, non ho voglia di rispondere con la solita solfa positiva, che è perché noi giovani “trentaepassaenni” siamo figli della generazione che viaggia, quella fortunata che ha il mondo ai suoi piedi. Risponderò che F., era stanca di non sapere che fare, che ha dovuto decidere in nome del lavoro. Le dirò la verità.

Che al sud il lavoro devi essere fortunato a trovarlo e che se no te lo devi inventare, così forse ci resti a casa tua.

Che devi viaggiare in ogni angolo di mondo se potrai, e se non trovi un posto più bello di casa tua devi tornare. E lottare.

Che devi avere idee chiare e palle quadrate per restare se lo vorrai. E la stessa cosa vale se deciderai di partire.

E le dirò che il lavoro sarà uno dei diritti fondamentali, che dovrà perseguire, da subito, perchè sarà la sua dignità di donna e cittadina.

Ma per oggi penso non le dirò niente. Lo farei con troppa rabbia.

Buon viaggio anche a te F.

 

 

 

 

 

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Dauniaupndown, un viaggio nell’anima antica di Puglia.

IMG_20170823_110634.jpgQuando pensi alla Puglia, le immagini che risaltano alla mente immediatamente sono il mare, le masserie e le orecchiette. E se pensiamo alle località della regione più lunga d’Italia, ci verranno di certo in mente il Gargano, la Valle d’Itria,Polignano a mare, il Salento ecc. ecc. Bene. Ora facciamo un’ulteriore sforzo. Se dico Daunia a cosa pensate?

Per chi ha un po’ di cultura storica della nostra regione è semplice, ma chi in Puglia ci arriva solo spinto dal richiamo delle sirene che popolano le nostre coste o non si è mai chiesto cosa può esserci aldilà delle solite seppur bellissime mete pugliesi? Bè in quel caso la parola Daunia non dirà molto.

E questo è un vero peccato! Si perchè la Daunia è quella zona che si trova alla sinistra del Gargano, al confine con Molise e Campania, dove ci sono i monti più alti di Puglia, campi infiniti di grano e girasoli, aria pulita, borghi antichi e gente speciale.

Io ho avuto l’opportunità di visitare questa bellissima terra grazie a Dauniaupndown, un progetto di ricerca-intervento che Pugliapromozione, l’agenzia regionale del Turismo, ha affidato al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia, per sperimentare modelli innovativi di promozione territoriale e di formazione degli operatori attraverso il web. Un social tour inspirato dall’esperienza di Salentoupndown, che si inserisce nel progetto di Eccellenza Monti Dauni, finanziato dal MIBACT e affidato dall’Assessorato al Turismo della Regione Puglia.

Ho avuto il piacere di girovagare per la Daunia in lungo e in largo, assieme ad uno splendido gruppo di influencer, gente che su Instagram e non solo, fa grandi numeri e ha portato le immagini della Daunia in giro per il web per cinque giorni, per promuovere le bellezze del territorio.

Le tappe sono state molte, c’è davvero tanto da vedere (qui troverete l’intero tour raccontato in ogni suo dettaglio). Cercherò qui di fare un sunto, in base a ciò che più mi ha colpito.

La Daunia è una terra ricchissima di storia, dove passeggiare nei borghi è un po’ come tornare indietro nel tempo. Dove le dominazioni si sono succedute lasciando tracce evidenti, ben conservate, custodite come tesori preziosi.

Come a Troia, con la magnifica cattedrale, scrigno in cui convivono varie culture: dalla romana, all’araba, all’ebraica, distribuite intorno al rosone e alle spettacolari raffigurazioni che lo compongono. Consiglio di visitare Troia e in genere tutta la zona dei Monti Dauni con una guida turistica esperta. Noi ci siamo affidati a Giuseppe Beccia, perfetto Cicerone, grande conoscitore della sua terra.

Abbiamo qui assaporato il mitico vino Nero di Troia e assaggiato i salumi della ditta Giannelli, premiati migliori salumi di Puglia. Da non perdere!

Non andate via da Troia senza fermarvi alla Pasticceria Casoli, accanto alla Cattedrale. Rischiereste di perdere una chicca inventata qui, la Passionata, un dolcetto con una base di pan di spagna su cui trionfa un cupolotto di tre ricotte coperto da farina di mandorle aromatizzata in vari modi. Una vera eccellenza del luogo.

In Daunia ogni luogo è degno di una sosta, la storia pervade le strade che attraversano il morbido paesaggio giallo oro ed ogni volta c’è qualcosa a rapirti.

Abbiamo fatto sosta a Lo moleno, un mulino stupendo vicino Bovino, dove la famiglia di proprietari produce ancora la farina di grano Cappelli così come si faceva un tempo. Vedere in funzione un mulino mi ha emozionato ed è stato molto interessante capire i procedimenti di produzione del grano.

.lo moleno. Bovino

 

La visita di Bovino poi, uno dei Borgi più belli d’Italia, è stata una vera sorpresa. Una bellezza autentica,  Bovino è calda e accogliente, ha un meraviglioso castello con vista sui monti Dauni e belle strutture ricettive. Qui siamo stati accolti con grande calore dalla guida Michele Grande membro di Sipario Soc. Coop. di Bovino. Se decidete di programmare un soggiorno in questo borgo incantevole affidatevi a loro, sapranno indirizzarvi su tutto.

Sempre a Bovino, per i maschietti d’obbligo la sosta da Scapicchio Barber shop, un posto in cui fanno la barba da cinque generazioni. Qui fare la barba è un vero trattamento di bellezza, come si faceva in America dove il bisnonno dell’odierno barbiere ha imparato la tecnica dei panni caldi tanto cara ad Al Capone, susseguita a fine trattamento da un buon cicchetto di rum. Come non dedicarci un’oretta!

Dauniaupndown ci ha poi portato alla scoperta di Lucera, con il suo grandissimo anfiteatro romano di epoca augustea, la cattedrale nata sull’antica moschea e la Fortezza svevo angiona.  Nelle vicinanze, in campagna si trova una bellissima dimora storica, nonchè azienda agricola molto suggestiva: Villa Uva. Trascorrere qui qualche giorno di vacanza deve avere il suo fascino.

villa uva

Tra i borghi che più mi hanno colpito c’è di certo Celle San Vito, un paese di 80 anime, il più piccolo di Puglia, dove la gente parla il Franco Provenzale, retaggio della dominazione angioina. La popolazione che vive a Celle è una grande famiglia, dove si aiutano a vicenda e passano i pomeriggi a chiacchierare seduti sui gradini delle case o sulle panchine del paese, dove tutto è curato, vivo e ha il profumo della serenità.

IMG_20170823_165859Celle San Vito

Faeto poi con il suo belvedere dove fermarti a pensare, i suoi vicoli e gli scorci sul paesaggio che si apre imponente.

Così come Roseto Varfortore, con le sue salite e discese, porticine e mattoni.

Roseto

Grazie a Dauniaupndown siamo arrivati sino al Lago Pescara e da lì siamo saliti in jeep sul punto più alto di Puglia, il monte Cornacchia, a 1151 mt di altezza. Da qui poi ci siamo divertiti nel bosco di Biccari nel Parco Daunia Avventura, dove affrontare le vertigini tra gli alberi.

Tutto questo non prima di aver visitato Biccari e soprattutto aver assaggiato la deliziosa Pizz a furn apjert, prodotto tipico del luogo, una base di pizza condita con olio, sale, aglio e peperoncino.pizz a fun apjert.jpg

Abbiamo qui degustato anche l’ottimo vino Macchione presso Vicari Food group, una vetrina sulle eccellenze enogastronimiche del territorio, tappa obbligata a Biccari, visto che qui vendono prodotti su cui hanno investito dei giovani locali, credendo fermamente nella potenzialità della loro terra.

Un incontro speciale, vicino Orsara di Puglia, ci è stato riservato  nella visita a Villa Jamele, scuola internazionale di cucina e alle tenute dello chef, Peppe Zullo. Peppe è un uomo che ha riportato nella sua terra d’origine il suo talento, dopo molte peripezie in giro per il mondo. Risaltando i sapori di Puglia come solo un vero cuoco contadino come lui sa fare, ed ha fatto conoscere il nome della Puglia in tutto il mondo.

peppe zullo

 

Assaporando i suoi piatti puoi solo ringraziare per essere nato in una terra dai prodotti così genuini.

Le ultime tappe di Dauniaupndown sono state infine per me le più suggestive. Siamo stati accompagnato nel Borgo fantasma di Accadia, adiacente al nuovo centro urbano, ma abbandonato ormai dagli anni 60, in seguito a diversi sismi che hanno colpito la zona.

Le case vuote, macerie che giacciono addormentate su un panorama incredibile ed accanto, attaccato, il paese, nuovo, vivo, con i bambini che scorrazzano per strada con i loro giovani piedi scalpitanti , con la loro giovinezza che non sa.

accadia

Uno scenario davvero suggestivo, che ha lasciato spazio a grandi riflessioni su questa nostra Italia, su quanto bella e fragile sia. Il sindaco spera un giorno di riuscire a restituirlo alla comunità e di farne un albergo diffuso.

Per finire, la nostra guida ci aveva promesso una grande sorpresa. E così è stato. Siamo andati in visita al Museo di Ascoli Satriano, dove sono conservati i simboli dell’archeologia della Daunia, I Grifoni.

i grifoni

Un’opera che ha 2400 anni, rubata da un tombarolo negli anni 70.

In punto di morte, l’uomo confessò di aver venduto a degli svizzeri  l’opera più bella che mai avesse trovato e fu così che iniziarono le indagini che portarono al ritrovamento. L’opera era stata acquistata dal Getty Museum di Malibù per due milioni di dollari. Nel 2007 i due Grifoni sono stati finalmente riportati a casa e custoditi nel Museo di Ascoli Satriano.

Vederla dal vivo è emozionante, ne osservi la bellezza, l’incredibile precisione per un’opera del IV sec. a.C. e ne resti estasiato.

Dauniaupndown è stato un viaggio entusiasmante. Ho ritrovato calma e silenzio, vita vera e genuina, gente accogliente, sorrisi e bambini per strada.

Arrivando in Puglia o lasciandola per tornare a casa bisognerebbe fare una sosta in questi luoghi, per staccare dal caos, entrare in contatto con la natura, fermarsi un momento. Ed anche i Pugliesi dovrebbero spingersi in queste terre, che meritano di essere visitate alla pari di altri luoghi più famosi, perché semplici, autentici, vera anima di Puglia.

Un ringraziamento speciale va a Pugliapromozione, all’Universià di Foggia, ad Archeologica che ha ideato l’itinerario, allo staff di Salentoupndown amici e colleghi del mio cuore, ai miei mitici compagni di viaggio che da account di Instagram si sono materializzati in persone vere, che ho avuto la fortuna e il piacere immenso di conoscere.

Seguite l’#dauniaupndown su tutti i social, per ulteriori immagini e contenuti!

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Cortili aperti 2017, il volto nascosto di Lecce.

DCF 1.0

DCF 1.0

I cortili di Lecce, scrigni di inestimabile bellezza, come ogni anno verranno aperti al pubblico il 21 maggio.

Tutte le volte che ho avuto occasione di entrare in questi splendidi angoli privati della città, sono stata sopraffatta da varie emozioni e sensazioni.

Quando passeggi per Lecce, l’unica cosa che ti porta a percepire la presenza di questi giardini, sono i grandi portoni che costeggiano le vie del centro storico. Non di rado si può notare qualche passante intento a spiarci dentro, attratto da qualche spiraglio che lascia intravedere il cortile o il giardino.

Mi è sempre piaciuto provare a immaginare le vite che si potevano condurre un tempo in questi incantevoli palazzi…l’alta borghesia di Lecce, i nobili e ricchi proprietari terrieri, un po fannulloni e dediti a un sano e aristocratico ozio, occupati a far fruttare i loro pezzi di terra e ad organizzare feste e ricevimenti.

Lecce è rimasta un po così, come raccontano i suoi cortili; nobile, riservata e decisamente altolocata, pronta a esaltare i suoi sfarzi barocchi ed anche un po incastrata negli sfarzi di quell’antico ceto sociale.

Certo per sognare ad occhi aperti, provare un po di sana invidia e regalarci qualche ora di intensa bellezza, non si può perdere l’occasione di partecipare a Cortili aperti.  Datevi del tempo e siate curiosi, andate oltre le vie principali e addentratevi nel borgo accompagnati dalla mappa.

Lecce saprà accogliervi come una Signora, in tutto il suo antico e sempre speciale splendore.

Qui mappa e programma .

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Briatore, la Puglia dei ricchi e gli “Statevene a casa vostra”: una riflessione leggera.

Ieri si è tenuto ad Otranto l’incontro dal titolo “Le prospettive del turismo nel Salento“. Pare sia il terzo di altri incontri sul tema, ma se degli altri due non si è sentito molto parlare, questo ha destato non poco clamore, probabilmente molto più di quello che l’architetto Foresta, ideatore dello stesso, immaginava!

Eh si perché l’intento di questi incontri è decisamente utile e nobile, ma probabilmente gli organizzatori non avevano immaginato che Briatore o si era “alzato storto” o non gli era piaciuto il pasticciotto che gli avevano portato a colazione o c’era poco latte di mandorla nel caffè che gli è risultato amaro, non sappiamo! Quel che sappiamo è che  ha iniziato a parlare come una scheggia impazzita non della bellezza di Puglia, come forse la platea si aspettava, ma della sua inadeguatezza ad accogliere un turismo RICCO che lui con l’apertura del suo Twiga ad Otranto immagina di portare da queste parti.

Da qui immagino che di seguito sia successo che Foresta abbia avuto uno mancamento, da cui si è ripreso grazie a un getto di acqua delle frise che Briatore intanto si stava sponzando, mentre l’impavida assessore Capone sfoderava la sua spada in difesa delle nostre coste che mai più vedranno piscine a picco sul mare. I tre sindaci di Lecce, Otranto e Gallipoli, intantosi immaginavano messi su un aereo alla ricerca di ispirazioni nel mondo, come consigliava il noto imprenditore.

(Non è andata esattamente così 🙂 )

Ed ecco che a seguito di questo incontro si è scatenato il commento virale sulle deposizioni di Briatore.

Il Salentino medio ha commentato con il famoso”STATEVENE A CASA VOSTRA” che di questi tempi, basta sostituire il soggetto e va sempre alla grande.

Gli addetti ai lavori hanno invece criticato costruttivamente il fatto, cercando soluzioni più o meno plausibili sulla ricchezza dell’identità storica.

Io di mio penso che se Briatore ha scelto questo posto nel mondo per il suo super Twiga, sicuramente avrà fatto delle valutazioni sull’applicabilità, non stiamo mica parlando del primo idiota che apre un locale! Non può però ricordarsi adesso che non ci sono  porti adatti ai mega yatch o aeroporti sugli scogli!

Se decidi di aprire, adattati pure! Noi aspettiamo voi imprenditori per vedere quante cose fighe siete in grado di insegnarci e farci vedere e allora vieni! Ma non pretendere di snaturare una terra che è così, che ti piaccia o meno.

Poi, io fossi ricca, mi sentirei anche un po offesa, perché non è vero che i ricchi non se ne fregano della cultura! Non tutti almeno!

E comunque  puoi avere tutti i soldi del mondo ma se vieni a Lecce e non vedi Santa Croce rimanendo ipnotizzato hai un problema! Sappilo!

O se non vai a vedere dal vivo il mosaico pavimentale di Otranto, la Basilica di Santa Caterina a Galatina, di problemi ne hai due tre in più!!!

Poi se ai ricchi piace davvero solo bere champagne e fare feste in discoteca, be allora, forse questo potete farlo un po ovunque , è vero, ma non vi voglio immaginare così miserabili e sono convinta che arrivando qui sarete pronti a ricredervi!

Per cui, io credo che questa futura presenza debba essere vista da noi pugliesi e salentini nello specifico, come una grande opportunità, per dimostrare che possiamo gestire anche questo tipo di flussi non snaturando la nostra identità.

Non possiamo boicottare la presenza dei ricchi! Non sono così cattivi come li ha disegnati Briatore! Comunque, meglio un ricco di un deficiente ubriaco all’alba, svenuto tra le strade di Gallipoli!!!

E poi Briatore  è un provocatore! E se non gli basteranno i nostri vini di lusso, i nostri tramonti di lusso, la nostra storia di lusso bè allora deciderà di cambiare rotta.

Voglio credere che i sindaci presenti sapranno far tesoro di questo grande polverone e che l’assessore Capone porti in Regione l’entusiasmo costruttivo e la difesa della sua terra che da sempre la contraddistingue.

E noi, noi non critichiamo sempre e comunque! Impariamo a crescere, che in questa Puglia c’è ancora tanto da fare, per i ricchi e per i comuni mortali! Diamogli torto a Briatore!!!

 

 

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Il litorale tarantino,un sogno ad occhi aperti!

Il litorale tarantino? Leporano, Pulsano, Lizzano…vi dicono niente?

Bè se è così non posso che dispiacermi per voi, perché in pratica non avete mai sentito parlare di uno dei tratti di costa più belli di Puglia! E a parlare non è il mio cuore tarantino, ma una nuova me, che quest’anno ha voluto guardare questi posti con nuovi occhi, ritornando nella mia meravigliosa villa a Leporano dove non soggiornavo da quando ero bambina, e permettendomi di vivere questa costa con la consapevolezza dei miei 33 anni, e non più con gli occhi spesso offuscati dalla giovinezza e dalla birra Raffo dei miei 20 anni 🙂 🙂 🙂

Il mio racconto non può non iniziare da Leporano, sede di tutti i miei giochi estivi, nella grande villa al mare. Ci sono ritornata dopo tanto con la mia famigliola fresca di matrimonio ed un gruppo di amici e mai giorni furono più spensierati. Un viaggio di nozze dietro casa in pratica, per di più condiviso, ma assolutamente speciale! Io e il mio maritino nuovo di zecca ci siamo divertiti a far credere a tutti su Facebook e Instagram che fossimo alle Bahamas e incredibilmente in molti ci hanno creduto!!!

Le foto traevano perfettamente in inganno! Eccone un esempio 🙂

 

villa Leporano

Il primo mare ad averci accolto è quello di Porto Pirrone, una località in cui vi è anche un camping accanto alla spiaggetta in cui abbiamo sostato per un’oretta prima di pranzo. Un mare celeste ti stupisce dopo aver fatto un po di scale circondata da murales.

porto pirrone

Porto Pirrone

Un blu così lo sognavo da tutta l’estate, essendomi bagnata sino ad allora solo nell’Adriatico ed essendo legata allo Ionio in maniera speciale!

L’altra caletta che avevo dimenticato col tempo è la bellissima Baia d’argento! Un nome che è tutto un programma, un luogo riservato e accogliente, frequentato prettamente da chi ha la villa in questa zona di Leporano.

Baia d'argento 1

Baia d’argento

Così accogliente, che abbiamo scoperto che la signora Mimma, storica residente del posto, porta ogni mattina in un thermos, il caffè freddo schekerato con panna per tutta la spiaggetta, per i vicini in sostanza, ma se sei “forestiero” ti viene offerto comunque ed è squisito! Tipico esempio di ospitalità tarantina! Adoro!

Nonostante fosse ferragosto, non siamo stati mai nella bolgia infernale della gente che di solito popola le spiagge. Scegliendo gli scogli, o meglio le spiaggette di ciottoli abbiamo evitato la calca e ci siamo goduti il mare.

Tra le spiaggette che abbiamo toccato c’è la mitica (mitica per i tarantini, almeno quelli della mia età ora non so se è ancora così), Baia del pescatore.

Penso di aver toccato questa spiaggia di giorno solo quest’anno. Durante i miei 20 anni l’ho solo frequentata di notte, tra amici, musica, chiar di luna e coktail. Devo dire che la sua bellezza resta invariata di giorno e la sorpresa è stata estremamente piacevole.

Baia del pescatore

Baia del pescatore

Ma andiamo avanti. Nel post ferragosto ci siamo spinti verso Pulsano, sempre facendo base a Leporano, distano pochi km.

Anche qui, ho voluto fare l’adulta, ho voluto esplorare. La Me Ventenne mi avrebbe spinto verso la Baia Serrone e sul suo bellissimo terrazzino vista mare. Invece no. Abbiamo scelto una caletta che si vedeva dalla litoranea guardando in giù.

Un PA-RA-DI-SO!

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La caletta al di sotto del Ristorante Girasole, non saprei indicarla meglio.

Più che una sorpresa, una sosta di vero relax!

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Per finire la vacanza tarantina, non potevo non spingermi verso la mia spiaggia del cuore, lo Striscione a Lizzano, la marina successiva a quella di Pulsano.

Spiagge kilometriche, sabbia fine, mare celeste, qualche problema a parcheggiare che rimane invariato negli anni (ma è per preservare la macchia mediterranea) et voilà, un tramonto da sogno!

lizzano striscione

Lizzano, Striscione

Il bello di questo lato della Puglia è che ci resti sino al calar del sole, lo vedi inabissarsi nell’acqua e ti godi ogni sfumatura mentre ti si asciuga il costume o fai l’ultimo romanticissimo bagno.

Tutta la vacanza è stata caratterizzata dalle prime “battute” di pesca della mia bambina sugli scogli di Leporano assieme al papà prima e poi a Campomarino in compagnia dell’insostituibile compagno di pesca di papà, Fabio.

Campo marino

Campomarino

Una cosa che desiderava da tempo provare e che ha portato a pochi frutti, una occhiatina e una bavosa, ma a tanta emozione 🙂

Così la nostra vacanza sul litorale tarantino è giunta al termine.

Posti bellissimi, che avevo dimenticato e come molti tarantini sottovalutato. Taranto è un po stata destinata ad uno strano oblio, sepolta da molti pregiudizi e purtroppo da un mostro che l’ha fatta ripudiare come figlia della bella Puglia. Ma qui la bellezza della nostra regione si manifesta come non mai, nella gente, nei luoghi, nell’incantevole mare.

Una costa tutta da vivere, spiagge e scogli tutti da esplorare.

Non mancheranno altri bagni nel mio mare, perché è mio nel cuore, nell’anima e in tutto quello che sono, e che solo quando torno lì mi rendo conto di tante cose che fanno parte di me in maniera indelebile.

 

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Due giorni a Tricase, per staccare la spina.

Tricase è uno di quei paesotti incantevoli che ti ritrovi davanti andando da Castro in giù, verso Leuca, uno di quei posti da vedere assolutamente se ci si trova in Salento.

Abbiamo deciso di trascorrere qui un paio di giorni, per poter visitare il paesino e sopratutto godere del bellissimo mare che caratterizza questo tratto di costa adriatica che io tanto adoro.

Il nostro breve soggiorno è iniziato con un bagno nelle acque di Tricase porto, una piccola spiaggetta, un porticciolo e la passeggiata sugli scogli da cui tuffarsi per un bagno veloce.

Tricase porto.jpg

Un posto in cui sembra essersi fermato il tempo.

Lasciando la frazione di Tricase porto, lungo la strada che riporta a Tricase, si rimane rapiti dalla meravigliosa Quercia Vallonea, gigante di oltre 700 anni, un tronco di 4,25 metri ed un’immensa chioma; davvero qualcosa di incredibile!

A Tricase, in serata, ci siamo imbattuti senza saperlo nella Festa di San Vito, il patrono.

La bellissima piazza era adornata delle tipiche luminarie che fanno tanto Sud , la cassa armonica della banda e le immancabili bancarelle. Lo spettacolo che non ci aspettavamo è stato quello dei fuochi d’artificio a cascata e non solo, sull’elegante Castello Gallone, uno splendido palazzo del 1600 perfettamente conservato che rende incredibilmente bella la piazza del paese.

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Non conoscevo la bellezza delle viuzze di questo borgo salentino e ne sono rimasta piacevolmente stupita. Qui le strade si chiamano “le strittule” e anche un tipico locale in cui si può mangiare la tipicissima Puccia con i pezzetti di cavallo, porta questo nome.

Come si può non fermarsi un po qui?!le strittule.jpg

Dopo questa bella serata, il secondo giorno lo abbiamo dedicato interamente al meraviglioso mare di questa zona.

L’intera mattinata l’abbiamo trascorsa in una delle piscine naturali più belle del Salento, quella di Marina Serra, un posto incantevole, che sembra dipinto, in cui i bambini possono sguazzare in quella che tutti chiamano “la piscina”, infilarsi in una grotta, oppure nuotare nel “Mare grande” come lo chiamava una signora del posto, solo spingendosi oltre uno degli archi naturali.

marina serra.jpg

Appollaiarsi sugli accoglienti scogli e ammirare questo paesaggio, tra un tuffo e l’altro  è senza dubbio un Must del Salento!

Nel pomeriggio poi, abbiamo raggiunto il posto che io più desideravo vedere! Dopo 14 anni nel Salento ancora non ci ero mai stata: la meravigliosa Grotta Verde, a Marina di Andrano, poco oltre la marina di Tricase. Uno spettacolo!

Qui la natura si esprime al suo meglio! Splendidi giochi di colori, rendono questa grotta bellissima! Il mare si riflette sulle pareti e, per un magico gioco di luci, tutto diventa verde! Il consiglio è quello di andarci al mattino o entro il primo pomeriggio, quando il sole è ancora alto per godere della magia dei colori.

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Semplicissimo entrarci, difficile andar via. La mia Matilde non smetteva più di sguazzarci!

Insomma, due giorni a due passi da casa mia, a Lecce, mi hanno permesso di staccare la spina con la mia famiglia, visitare un borgo carinissimo, nuotare in un mare d’incanto, esplorare e non smettere mai di meravigliarmi della terra in cui ho la fortuna di vivere!

Cosa altro voglio di più dalla vita? 🙂

Photo credits Gabriele Dell’Anna.

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