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Romeo e Giulietta di Lecce, raccontati nelle Meraviglie di Alberto Angela

Alberto Angela, ha proposto pochi giorni fa, in una delle puntate di Meraviglie-la penisola dei tesori, alcune delle bellezze di Lecce, città tra le più incantevoli d’Italia, in cui ho la fortuna di vivere. Ad incorniciare le meraviglie del centro storico raccontate nel servizio, c’erano degli interventi fatti dal salentino Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, che io tanto amo. Ora grazie a Giuliano, come molte guide turistiche avranno pensato, i tanti visitatori che toccano la bellissima Lecce, vorranno conoscere ed andare a vedere, il volto della donna scolpito sull’angolo di uno dei palazzi della città, che narra quella che, anche nel servizio, è stata nominata come la storia di Romeo e Giulietta di Lecce.

Per i più romantici, sarà stato bellissimo scoprire di questa storia, così ho pensato in una delle mie passeggiate mattutine, quando il centro di Lecce si sta ancora svegliando, di andare a fotografare questo punto così evocativo.dav

Ed ecco qui, nell’incrocio tra via Federico D’Aragona e Vico dei Theutra, lungo lo schienale angolare del palazzo, che spunta il mitico volto di donna.

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La leggenda vuole che nell’800 in quel palazzo vivesse un ragazzo , innamorato della fanciulla che abitava nel palazzo di fronte. Questo amore fu però ostacolato dalla famiglia di lei, ed in particolare dal padre, che si oppose fortemente a questa relazione. Fu questo il motivo per cui, secondo quanto racconta Giuliano nella puntata, la ragazza fu murata viva dal padre all’interno del palazzo, secondo altri fu la fanciulla a togliersi la vita lanciandosi dal balcone. Il fidanzato distrutto dal dolore, decise così di fare incidere sulla facciata del palazzo il bel volto della sua amata, perché rimanesse nella memoria della città per sempre. dig

Vi è anche un’altra storia legata a questo volto scolpito, ma è decisamente meno romantica e non la racconterò.

Ci piace a volte farci suggestionare da dolci racconti, di amori forti e indissolubili o tristi ed osteggiati che siano, poco importa; quando si narra l’amore, tutto vale e questo angolo della mia bella Lecce fa sognare da sempre i passanti e tanti altri ne farà sognare ancora, perché Lecce è così, una bellissima scoperta ad ogni singolo passo.

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In bus da Lecce al paese, nel sud dove è sempre tutto uguale.

Specchia
Specchia, LE

Stamattina sono tornata in bus da Lecce al paese. L’ho fatto poche volte dopo l’università.

Ma perché ho finito l’università? Si, veramente, da almeno dieci anni.

“…La mia città mi mette l’ansia con quell’aria da teatrino surreale, la ricchezza ostentata dalle cerchie, gli americani che ci rubano le case. La mia città un po’ mi spaventa con quell’aria da nostalgica fascista, il sorriso affascinante di una decaduta nobile arrivista…” Questa canzone mi è entrata nel cervello.

In realtà potrebbe non essere passato un giorno dall’università e dai viaggi in bus.

Tanto al sud tutto è sempre uguale.

I filari di ulivi, i filari di viti, il paese, i vecchi in bicicletta la mattina presto, le signore in nero che leggono i manifesti dei morti, i filari di ulivi, i filari di viti, le masserie, i contadini, il trattore, il bus che deve rallentare, il paese, i bambini per strada, il fruttivendolo, le Ferrovia a 2.50 le albicocche a 1, i maschi al bar, la piazza, i binari della Sud Est, la distesa di grano, il nulla, la pagghiara, i fichi, il paese…

“…La mia città mi mette l’ansia, quando arrivano le feste di natale, i compagni del liceo, il capodanno i parenti e la tua ex da rivedere, gli amici veri che vanno a lavorare al nord, gli amici veri che vanno a lavorare al nord e tu hai deciso di restare a marcire tra la Colacem e il mare…”

Sarà, ho deciso di marcire qui. E sia, direbbero i leccesi. Let it be…Che da qualche parte dobbiamo marcire. Almeno qui ancora respiriamo. L’aria dell’Ilva, ma almeno respiriamo. E gli amici che se ne sono andati al nord, ad agosto qua devono tornare.

Che la Puglia non te la scordi. Te la porti dentro come un macigno e non riesci mai a stare lontano da lei. Ed io si, qui voglio marcire. Perché quei vecchi, quei filari, quel mare sono la mia Vita. Pura semplice e meravigliosa vita.

La canzone comunque è Lettera dalla provincia leccese, La Municipàl e questo gruppo è davvero speciale.

 

 

 

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Cortili aperti 2017, il volto nascosto di Lecce.

DCF 1.0
DCF 1.0

I cortili di Lecce, scrigni di inestimabile bellezza, come ogni anno verranno aperti al pubblico il 21 maggio.

Tutte le volte che ho avuto occasione di entrare in questi splendidi angoli privati della città, sono stata sopraffatta da varie emozioni e sensazioni.

Quando passeggi per Lecce, l’unica cosa che ti porta a percepire la presenza di questi giardini, sono i grandi portoni che costeggiano le vie del centro storico. Non di rado si può notare qualche passante intento a spiarci dentro, attratto da qualche spiraglio che lascia intravedere il cortile o il giardino.

Mi è sempre piaciuto provare a immaginare le vite che si potevano condurre un tempo in questi incantevoli palazzi…l’alta borghesia di Lecce, i nobili e ricchi proprietari terrieri, un po fannulloni e dediti a un sano e aristocratico ozio, occupati a far fruttare i loro pezzi di terra e ad organizzare feste e ricevimenti.

Lecce è rimasta un po così, come raccontano i suoi cortili; nobile, riservata e decisamente altolocata, pronta a esaltare i suoi sfarzi barocchi ed anche un po incastrata negli sfarzi di quell’antico ceto sociale.

Certo per sognare ad occhi aperti, provare un po di sana invidia e regalarci qualche ora di intensa bellezza, non si può perdere l’occasione di partecipare a Cortili aperti.  Datevi del tempo e siate curiosi, andate oltre le vie principali e addentratevi nel borgo accompagnati dalla mappa.

Lecce saprà accogliervi come una Signora, in tutto il suo antico e sempre speciale splendore.

Qui mappa e programma .