Nostalgia di mezza estate.

I caldi pomeriggi d’estate, mi provocano a volte la malinconia che può darmi solo l’odore del camino in inverno appena metto piede nel mio paese al ritorno dalla città.
Il silenzio,la penombra, le persiane abbassate per non far entrare il caldo, sapere che a quest’ora stanno tutti riposando. E poi l’odore del caffè, il chiacchiericcio che torna improvviso a farsi sentire.
In queste cose io sono una “vecchia” come direbbero qui. Mi piace godere di questi silenzi, di questo calore pomeridiano che ha il sapore del sud.
Mi viene subito in mente il ricordo di quando a mare da bambini si andava la mattina presto “Che quella è l’aria migliore!”, si tornava alle 12:00, pranzo e pisolino (di due ore). A risvegliarti era il vociare dei vicini, dei parenti che man mano venivano a prendere il caffè, dei ragazzini che iniziavano a ripopolare le strade con le loro biciclette e le loro ginocchia “sbucciate”.
E la sera poi, “un’acqua sale”, il seme dei pomodori spremuto e mischiato all’olio e al sale, una frisa, l’anguria. E dopo, l’immancabile sedia davanti alla porta. Perché nei paesi del sud si sta “nannzi la porta” la sera a prendere fresco, sedie “apri e chiudi” chiacchiere e pettegolezzi. Ogni sera così. Gli stessi parenti che vengono apposta, gli stessi vicini, le stesse facce.
Le anziane un tempo, fuori alla porta, “scazzicavano le fae” seccate al sole: un colpo secco sulla buccia indurita, una coppa in cui conservare le fave per l’inverno.
Bambini intrattenuti dalle nonne a sbucciare borlotti e pulire fagiolini, mentre il fresco rilassava e le chiacchiere rallegravano.
La vicina era la Cummare, i vecchi erano Signurìa.
Sono un’inguaribile nostalgica, una di quelle che il progresso non lo digerirà mai abbastanza. Io il mio angolo di Sud lo conservo, spettegolo, parlo in dialetto e porto rispetto agli anziani. E a mia figlia insegno a pulire fagiolini. Davanti alla porta no perché viviamo al terzo piano, ma quando torna al paese dei nonni si. Adoro vederla entrare nelle case dei vicini come se fossero tutte le sue, salutare chiunque le passi davanti e vederla giocare per strada. E sono orgogliosa della terrona che è in lei, perché so che sarà la sua parte migliore sempre.

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