Tradizione o innovazione?

medimex

Medimex 2013

Si parte per Bari, con il freddo del mattino e con un sole che brilla già dalle prime luci dell’alba.
Destinazione Medimex, salone dell’innovazione musicale, dove a riscaldare ci sarà la musica in molteplici sfaccettature, con incontri, dibattiti, conferenze, interviste e showcase.
L’innovazione è il tema centrale dei discorsi della fiera, ma soprattutto la digitalizzazione, quale argomento di confronto tra critici, tecnici, artisti e addetti ai lavori, quelli che la musica la fanno, la suonano, la cantano, la ascoltano, la recensiscono e la vendono, in un confronto tra nuove e vecchie generazioni.
Tra acqua che emette vibrazioni e bacchette di legno che producono melodie, ci si chiede, in realtà, a che serva tutto questo, se quando si mette su un disco, quello che penetra il cuore sono le note degli strumenti e le vibrazioni delle corde vocali dei cantanti.
La domanda che molti si pongono è, quindi, perché portare tutto ad un livello quasi completamente moderno e “digitalizzato”, quando la musica è sempre stata sforzo, sudore, stecche, lotte per tentare di prendere le note giuste, tempi che si inseguono e che bisogna ripetere all’infinito perché confluiscano insieme nelle sonorità pensate, create, volute, caratteristiche queste che rendevano, o ancora rendono, la musica autentica.
Se penso a qualche anno fa, per esempio, mi viene in mente la figura quasi “mitologica” del dj che rimaneva concentrato sui piatti come un chirurgo con i suoi ferri, tra l’attacco giusto in cui inserire un nuovo disco e il volume adeguato per sfumare quello già suonato. Questo catturava l’attenzione di chi lo guardava “suonare”, e lo ammirava.
Dunque a cosa serve tutta questa innovazione e queste tecnologie vendute come grandi invenzioni e conquiste degli ultimi tempi se poi la musica si fa con le mani, con l’intelligenza, con l’interazione di persone, voce e cuore?
Potrebbero però integrarsi bene con quella musica “biologica” alla quale i grandi esperti vogliono tornare, in un mondo in cui di genuino è rimasto ben poco, ma in cui si sta cercando di riportare autenticità e più spessore alla vita, perciò alla musica.
Allora senza fermare il progresso si può tendere a renderlo un sostegno, una facilitazione solo per quello che è difficile o impossibile da modificare, si può stare al passo con le nuove tecnologie e ottimizzare i tempi senza però togliere espressione e senso del reale a quello che poi, nella notte dei tempi, è sempre stato un lavoro partorito dalla genialità, dalla costanza e dalle capacità dell’uomo, il musicista e cantante che lo fa per sopravvivere, denunciare, raccontare, conquistare, consolare e consolarsi.
La musica è lavoro“, recita lo slogan di questo salone.
Concludo aggiungendo: la musica è vita.

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